A volte mi fermo, mi fermo e fisso un punto. Mi ripeto: passerà.
Ma altre volte, quando l’onda è più labile e vigliacca, con pieno senso analitico mi metto a sezionare il processo per intero.
Il formicolio. I muscoli tesi. Un gran calore nel cervello.
Ed un pensiero fisso, una catastrofe imminente.
La parola è leggera, 5 lettere: ansia.
Il senso è più cattivo, 6 lettere: panico.
E dietro, un intero fardello di perché.
Perché adesso, perché qui, perché finora mai?
E rendersi conto di aver bisogno di un aiuto.
Per capire che tutte le emozioni, i volti, le voci del nostro passato, si sono accumulate ed anche se bistrattate dalla nostra memoria, sono in nelle nostre menti. In un grande archivio che a volte, talvolta, va riordinato.
E da quel preciso momento, quelle due parole assumono un tono familiare.
Come un mal di gola, quando fuori c’è freddo e la sciarpa ti è volata via…
Ge, sopra il palco illuminato o nel deserto mettersi a cantare una canzone country contro il panico…
La nebbia pone un muro, blocca la città.
E Milano ogni mattina s’incanta. Lenta lenta s’incanta.
La nebbia mi piace, rivela il mio animo operaio.
Le città avvolte dalla nebbia conservano un esempio: il fiero impegno.
Lì dove non c’è tempo per altro. Lì dove il lavoro sembra essere l’unica unità di misura per la felicità.
Ge
C’è un momento preciso in cui ognuno di noi si sente felice. Quando tutto coincide ed ogni cosa ha una sua posizione. Al centro.
I fortunati riconoscono questi momenti, ne colgono il sapore pacifico e conciliatore.
I più, al contrario, confidano nel futuro, sorprendendosi poi di rinvenire nei ricordi certe situazioni che ancora anelano, ma che sono già state.
Nel bel mezzo del mare, al centro di un enorme cerchio d’acqua. Intuire perché gli antichi credevano che oltre quell’orizzonte finisse il mondo.
Al centro di una notte bagnata e lucente. Capire d’un tratto che qualcuno ci ama davvero.
Nel punto esatto dove si incontrano le emozioni più forti: al centro della nostra testa. Stordirsi di immagini per dimenticare una violenza.
Fermi per strada, al centro di un incrocio stranamente deserto. Minaccia neve e sapere che un posto caldo e vicino ci darà riparo. Una famiglia.
Non è da tutti saper vivere. Ma a tutti è concesso provare.
Ge
Lo Stato Sociale affonda. S’inabissa. Servono soldi, servono risposte.
Quant era facile vivere vent’anni fa? Ricordate quanto era facile mangiare la carne, guardare al futuro, prevedere la pioggia?
Il peggio dell’Italia ha guidato questa nazione verso il buio, umiliando lavoro ed onestà e adesso, pallottoliere alla mano, ingrassati e sudati, i nostri malconci condottieri pretendono altro.
Servono soldi. La barca affonda. E via a studiare nuovi salassi per il povero e per l’imbecille.
Quando invece, tutto sarebbe lineare e certo se davvero ognuno guardasse al proprio fianco.
Punire chi è volgare e maleducato, chi ostenta l’opulenza quando questa crea dolore. Chi si vanta della normalità, chi invoca la pietà.
Una tassa corposa sull’infedeltà. Non quella fisica ma agli ideali.
Punire che stupra la bellezza. Chi mette un qualunque Dio a governare la propria moraltà.
L’integralismo nella forma, ottusa necessità di sostanza.
A ben guardare basterebbe un centesimo per ogni giudizio inutile, soggettivo e carico di malvagità da parte di chi crede di avere la verità fra le proprie mani e il più delle volte, con quelle stesse mani, stritola la verità.
Ge
Edifici bellissimi e abbandonati, pieni di colore ormai sbiadito. Il ricordo più vivo del mio viaggio in Portogallo è dato dal forte disagio di una nazione povera, aggrappata ai fasti di un passato che oggi la umilia agli occhi del mondo intero.
Da qui un tempo partivano le navi per la conquista del mare. In questo nuovo millennio, il destino dipende proprio da quei Paesi oltre il mare, conquistati col sangue, e perduti col denaro.
Conquista e dolore.
Anche in questa storia che voglio raccontarvi. Una storia che narra di un amore martoriato fra un giovane re e la sua donna amata.
In Portogallo, Pedro e Ines sono due eroi romantici che segnano il cuore delle giovani donne innamorate. E degli uomini più romantici e fedeli.
Ascoltate.
Don Pedro, primogenito del re del Portogallo Don Alfonso IV, aveva poco più di vent’anni quando, per volere del padre, sposò Costanza di Castiglia, una donna poco vivace ed anche poco attraente. Un matrimonio d’interesse che il giovane Pedro non riuscì ad evitare.
A breve conobbe invece Ines de Castro, una dama di compagnia della sposa, bellissima donna, discendente di una famiglia galiziana molto in vista.
Fu amore a prima vista. Tra i due iniziò una relazione appassionata, inizialmente tenuta nascosta agli occhi della moglie e della corte, ma in seguito divenuta di dominio pubblico, tanto che in molti consideravano Ines la vera sposa del giovane Pedro.
I due amanti ebbero addirittura tre figli e per ben quindici anni riuscirono a vivere il loro amore senza troppi impedimenti; tranne uno: l’ira del Re Alfonso IV, padre di Pedro, molto cattolico e conservatore, furioso per la cattiva reputazione che l’intera famiglia reale stava subendo per colpa del comportamento dei due amanti.
La situazione degerò quando, morta la moglie legittima di Pedro, il giovane principe chiese al padre la possibilità di sposare l’amata Ines, possibilità che gli venne negata a causa delle preoccupazioni che il Re, e parte della corte, aveva riguardo all’influenza che la famiglia galiziana di Ines avrebbe potuto avere sul regno del Portogallo.
E così, approfittando della lontananza del figlio, il Re in persona si presentò alla villa di Ines e la uccise davanti agli occhi dei tre piccoli figli.
Pedro non tardò a venire a conoscenza dell’orrenda notizia, e reagì come una furia. Sollevò una rivolta popolare in quello che era un regno in pace e il Portogallo, in breve tempo, fu sull’orlo di una terribile crisi politica e sociale, finché la madre di Pedro, la regina Beatrice, non riuscì a calmarlo.
La tregua durò, per buona pace della corte e del popolo, per qualche tempo, anche se tra padre e figlio i rapporti rimasero cruenti, praticamente fino alla morte di Alfonso IV, quando Pedro divenne sovrano assoluto del Portogallo.
Il primo atto del nuovo Re fu quello di imprigionare e uccidere con tremende torture i principali responsabili del complotto contro Ines. Placata la sete di vendetta, procedette all’incoronazione.
In un tragico atto di follia fece disseppellire Ines, e la volle accanto a sé come la nuova regina del Portogallo, adagiandole sul teschio la corona che non aveva potuto portare in vita e obbligando tutti i sudditi a baciare la mano del cadavere, ormai in putrefazione.
Oggi Pedro e Ines riposano vicini, nello splendido monastero di Alcobaça. Uno di fronte all’altro, così come lo stesso Re Pedro volle, per far si che, al risveglio dopo la morte, i due potessero immediatamente guardarsi negli occhi.
Ge




