Ad Amsterdam non ci sono anfratti, momenti bui. Non c’è perquisizione che valga la pena.
I mulini a vento dei sobborghi non stimolano l’ansia di imminenti nuvole cariche d’acqua. Le immagini da cartolina sono bandite.
Amsterdam non è più quella che era un tempo, mi dicono. Ma io non conosco quel tempo.
Il sole di Amsterdam è una bugia. Anche la pioggia che senti pungente sulle palpebre. Non c’è. Bugia.
I canali d’ambra, gli aperitivi in barca. I bambini dallo sguardo vincente e pieno d’astio. Una bugia. Così come le scale ripide e i tetti assassini.
Le grandi finestre bianche mostrano case vetrina, con fiori studiati e meticolosi accostamenti.
Futurista (in parte nazista). Seducente (a volte maleodorante). Disinibita (per alcuni vietata).
Ingenua nei modi e nel gentile senso di libertà. Prima corsari, poi spericolati venditori.
Amsterdam è perfetta per lo shopping che procura sconforto.

Banksy
Ge, ho ancora certi pensieri leggeri nelle gambe.
Comments Off 30.08.2010. 17:39
Luglio. Milano.
Bisogna resistere. Al caldo, all’asfalto. All’aria che non c’è, se non sotto condizione.
Ai prelievi. Denaro. Sangue.
Di sabato mattina la folla accaldata di malati e aspiranti tali è pacifica (quasi sempre a Milano la folla è pacifica).
Da ipocondriaco perfetto mi sono rivelato. E’ troppo tempo che non accuso malori, qualcosa per forza non quadra.
L’assistenza sanitaria lombarda offre ogni agio a chi desidera rivelazioni circa lo stato di salute. Ed io ne approfitto.
Un ceckup completo mi darà conforto, affronterò meglio il caldo che insinua i sensi.
E mentre gli amici mi anticipano progetti di mare blu e notti stellate, ragiono sulla mia estate scoordinata.
Ne verrà fuori un dolcissimo film.

Asgar Gabriel
Dammi la mano. Ti guiderò fino all’estremo confine di questa città.
E se il caldo pretenderà le nostre forze e le gambe saranno pesanti, non temere.
Per noi ci sarà sempre un taxi pronto per ricondurci alla salvezza.
Ge, l’aria condizionata aiuta l’amore
Comments Off 16.07.2010. 12:45
L’estate del grano biondo qui non c’è.
Il cubo di cemento tende alla liquefazione e soltanto qualche temporale tropicale riesce a rinvigorire i polmoni.
A parte, ovvio, una fredda dose di condizionamento: dell’aria si, ma anche del pensiero.
L’estate appena iniziata si è già mostrata in ogni suo aspetto appiccicoso. La dittatura di chi governa inibisce le voglie e smorza i toni. Assopito, il popolo attende la fine di un ideale.
Popolo, Ideale: a volte quel che scrivo puzza di soffitta chiusa.
Lontani i tempi della rivolta. Del fuoco e della sommossa.
Più pacata e silente è la mano che colpisce, più piccoli sono i frantumi. Meno rumorosi i cocci.
E sono ovunque (i frantumi): come le polveri sottili che sporcano le palpebre (smoky eyes).
E sono ben visibili (i cocci): calpestati dai tacchi maldestri del sudato viavai.
Milano in questa nuova (ma già vista) estate 2010 si prepara al meglio. Per essere pessima e inospitale come solo Milano sa essere. Per dispetto. Che nessuno tragga gioia da tutto questo inutile calore.
Piscine e parchi verdi dettano regole che limitano l’energia. Che nessuno osi tirarla tutta fuori.
I ristoranti offrono prezzi ben plasmati. La crisi è finita.
E se il malore dovesse all’ìmprovviso prendervi. E se i timpani dovessero all’improvviso fremere.
Nessun indugio.
Procedete diritti verso settembre. Settembre tornerà a darvi carezze.
Ge

Salvador Dalì
Comments Off 14.06.2010. 11:12
Ascolta la voce tuonante, perfetta.
Bianca, bianchissima: una morsa, la stretta.
Impara a capire che cosa è importante,
è inutile il vento se rimani distante.
E’ una musica, una musica, una musica.
E’ vero, dunque. L’amore riempie gli spazi. L’amore decide i minuti e i respiri.
Ed è vero. L’amore è rosso. E’ liquido. E’ paura: senza paura non è amore. E’ un costante affanno.
Sbigottito assisto alla resa e con un piacevole senso dell’analisi passo in rassegna ogni sintomo.
E’ vero, allora. L’amore è nello stomaco. Scende, si contorce e risale.
Ed è vero. L’amore confonde le voci e appanna la vista. E’ malattia: senza malattia non è amore. E’ un fermo convincimento del giusto.
Ascolta la voce tuonante, perfetta.
Bianca, bianchissima: una morsa, la stretta.
Impara a capire che cosa è importante,
è inutile il vento se rimani distante.
E’ una musica, una musica, una musica.
Ge

Jon Clary
Comments Off 11.06.2010. 17:49
“E’ arte difficile da capire, le cose dovranno cambiare“. Così, in un commento sbrigativo e facilissimo il nuovo governatore leghista del Piemonte ha liquidato l’intero sistema di musei e fondazioni d’arte contemporanea della regione. Le stesse che negli ultimi anni hanno contribuito alla rinascita di Torino.
Le cose cambieranno. Suona come una minaccia, quasi a dire: l’arte va’ gestita e governata; non si può certo correre il rischio dell’indipendenza.
Lo ammetto, non ho mai avuto una vocazione spontanea all’arte contemporanea. Nel senso: ammirato e talvolta divertito, non ho mai davvero ben inteso il vero senso di molte cose.
Ma in questi anni, diverse volte, ho incontrato persone sinceramente appassionate e, poco alla volta, la mia natura fanfarona, anche solo per pochi passi, ha prestato attenzione ad un movimento d’amore e libertà.
Il Piemonte e le sue fondazioni d’arte, da Rivoli e Biella, fin nel cuore della stessa Torino tanto viva da sembrare in lotta continua, hanno donato a me, e a chi distratto come me ha voluto avvicinare il capo e gli occhi e le orecchie, un pensiero diverso. Che sapesse valicare certe convinzioni perbene.
Sembra difficile da capire ma.
Se apri ben bene gli occhi, vedi anche quello che sta in mezzo. Al centro. E se provi ad appoggiare l’orecchio ad un muro bianco, forse, nel silenzio del bianco, puoi ascoltare nuovi suoni. Meravigliosamente dolci.
Se punti il naso verso l’alto, al cielo, potrai sentire profumi finora ignorati. Buonissimi invece. Se apri le mani senza remore, al caldo e al vento, il caldo e il vento ti toccheranno forte.
E se ancora, avrai voglia di spingerti ancora, potrai assaporare il gusto della vittoria, e della sconfitta. Dell’amore incollato e dell’odio più salato.
E capire che tutto questo, chissà, è arte per te.

Zonarte, Fondazione Mario Merz. Torino, aprile 2010.
Comments Off 18.05.2010. 00:02
La vita è puttana, Genova ha vita.
Un colpo di sole ci abbaglia. Genova si apre all’improvviso.
Ogni volta una sorpresa, ogni volta un abbaglio nuovo e sempre diverso.
Non è il mare. Non sono le colline che subito sono monti verdissimi.
Non è il ricordo di certa musica che da sempre porto con me.
Di Genova amo il rumore, gli anziani al sole. I vicoli bui e fetenti. Le botteghe unte, quell’incredibile arrampicarsi di cortili, terrazzi a balconi, luci e finestre su tetti disordinati. Le rapide scalinate verso torri puntate e nel fianco: cemento, acciaio e specchi col blu riflesso.
“Genova è cambiata, questa città respira un’aria diversa. Le vecchie prostitute cantate da De Andrè non ci sono più. Al loro posto donne giovani del sudamerica intente ad accumulare soldi. Senza passione. Senza calore. Genova ha fondato la sua anima nelle puttane di questi bassi. Le prossime moriranno presto. E perse loro, la città perderà il cuore“.
Ammirato ascolto Claudia. Borghese, distinta. Ricca, bellissima nel suo cappottino bianco. Vive in pieno centro e ricorda con commozione quella puttana che le ritirava la posta e l’avvisava se qualche ammiratore rompiballe si presentava sotto casa.
Racconta anche di quando la salvò perché bloccata sotto una grondaia sfondata dal peso di un temporale. Una puttana sincera, leale e sempre piena di buoni consigli.
Oggi sotto casa sua vivono due colombiane. “Neanche mi salutano” dice.
Ge, nella storia di certe alcove c’è la storia di una città.

Paolo Pedroni
Comments Off 21.04.2010. 20:41
Ogni amore ha una sua linea, un principio ed una fine. Ogni amore nasce senza un preciso motivo. E senza un preciso motivo muore.
L’ostinato chiede perché. Chi abbandona non ha risposte. O forse: trova risposte non dovute, inutili giustificazioni per quello che non c’è più.
Possibile? Eravamo unici, incredibilmente unici. Come è potuto finire tutto?
Riguardo le foto di quella vacanza, ci sei tu col sole negli occhi. Ci sei tu che mi guardi con desiderio.
Dov’è finito tutto quel trasporto, quell’ardore?
L’ostinato chiede perdono. Crede di poter cambiare le cose. E’ convinto di aver sbagliato qualcosa, detto qualcosa di sbagliato. Di aver dato troppo, o troppo poco. Di aver voluto tutto subito, di non aver capito.
La verità è che ero diventato un’abitudine, sempre presente. Tra di noi mancava la piacevole sensazione dell’attesa. Avrei dovuto farmi desiderare di più e non diventare quell’amico solerte e affidabile al quale chiedere qualsiasi cosa ma non la passione.
L’ostinato non guarda la realtà. Vede le cose ma non guarda come esse realmente sono.
E cioé. Che la passione ha un tempo, una modalità di svolgimento precisa. Che l’innamoramento esplode in maniera del tutto irrazionale e senza ragione va’ gestito. E quando il tumulto passa, quando il fremito cessa, tutto scompare con la stessa irrazionalità che origine gli ha dato.
Ge, erano giorni si

Rosson Crow
Ge
Comments Off 23.03.2010. 18:14
Non conta o conta poco quanta fame di denaro possiate avere. Conta cosa siete disposti a fare per averne tanto, di più.
Questa mia è una confessione dovuta. Un ammirevole e sincero sintomo di colpevolezza.
Non rispetto il denaro, lo uso. Non ho mai dato importanza a come spendere.
Dimentico le cose comprate, le tratto male e non ne sono affatto geloso. Regalo. Do in prestito. Restituisco. Non conservo. Butto via. Cerco di isolare gli oggetti, di creare il vuoto. Detesto la folla delle cose.
Allo stesso modo, con lo stesso approccio disincantato, non biasimo chi vuole arricchirsi. Anzi. Resto convinto del forte legame che sussiste fra chi chiede al denaro nuove possibilità e chi lo fa in amore, negli affetti.
Chi vuole più soldi è generoso. Anche col cuore.
Chi vuole più soldi, chiede di più. Anche col cuore.
Che sta nel dai e dai delle meretrici.
Tacchi lucenti, una linea bianca sul comò. Un volo, un assaggio, il forte vento: tuonò. La fame. Un bacio bagnato. Un tuffo nel mare agitato. Da sogni lucenti, come i tacchi pungenti. Un po’ di cioccolato, una corsa senza fiato.
Ge

Viktor Pivovarov
Comments Off 06.03.2010. 00:54