Archivio September, 2006
Napoli. Piove. Mancano pochi minuti alle 11.
La pioggia batte forte sul tetto della mia auto. Avrei dovuto prendere un treno, mi ripeto con rimprovero mentre l’ennesima donna araba mi mostra al finestrino il suo bambino, bagnato e infreddolito, per pochi spiccioli di compassione. Ho un appuntamento in Porta Capuana. Devo attraversare Piazza Garibaldi e la Stazione Centrale. Non voglio fare tardi.
La strada non distingue marciapiedi ed asfalto. I semafori non offrono certezza a chi, come me, vive l’ansia di rimanere intrappolato in immagini tv da grande casbah nordafricana. Non c’è ragione negli occhi di chi mi sorride, credendo forse di darmi conforto.
A Napoli sono straniero, è sempre stato così. E lo sanno anche quei ragazzi africani in fila, sul bordo della strada, che di Napoli hanno fatto la loro casa. Anche se la mia voce e le consonanti rafforzate appartengono a questa terra, loro adesso sono i napoletani…Non io.
Non c’è amore lungo queste vie. Per questo cielo scuro che sembra doversi aprire da un momento all’altro e spazzare via i palazzi decadenti del Rettifilo.
Non c’è rimedio al dolore e alla vergogna di troppi secoli d’oppressione. Non c’è soluzione all’indecenza e alla volgarità che qui a Napoli puoi toccare con mano.
Arriverà quel giorno che salverà le anime penitenti, oggi alla ricerca di un posto dove rimettere le grida, la paura e la povertà.
Arriverà forse quel giorno e il sole di questa città ridarà luce e animo e corpo e beltà ai vicoli sporchi che bui scompaiono alla vista di me inesperto.
Arriverà quel giorno e lo aspetto. Ma oggi, io…ho scelto altro.
Ge

Sarah Marple
Comments Off 18.09.2006. 13:14
e adesso tango…come se fosse la prima volta. come in quella canzone ascoltata quest’estate. come nel sorriso del mio amico Piero che fa di Marechiaro una milonga piena di sole. come Serena, in una storia d’amore che dal tango rinasce ancora.
e adesso tango…nelle strade afose di questo settembre inopportuno, seguendo con la mente quelle quattro note che mi ricordano felicità. correndo veloce sul pavè sconnesso, in un tango maldestro…mi perdo.
Ge, è come se dovesse arrivare primavera
*foto di Eduardo C. Grimaldi (a lato il suo link)
Comments Off 11.09.2006. 22:54
Stanotte in Piazzale Loreto c’erano 33 gradi, io ne avvertivo di più. I cinesi sbaraccavano i loro capanni ed io sbaraccavo il cuore. In Piazzale Loreto, lì di fronte all’Upim, sotto le grandi luci che ti ricordano che ci sono 33 fottutissimi gradi ma tu ne senti addosso almeno 50, proprio lì… 2 ragazzi cinesi stavano a guardare.
Stanotte in via Savona c’erano 32 gradi, io ne avvertivo di più. Marco sbaraccava 5 anni di vita ed io fra le macerie cercavo un tavolo per il mio pc: trovato! In via Savona, lì dove i vecchi capannoni dismessi di una Milano industriale si mostrano in loft e spazi super-design, proprio lì… una ragazza stava ad ascoltarmi.
Stanotte in via Vigevano, a casa mia, c’erano 34 gradi, io ne avvertivo di più. Paola e Eduardo sbaraccavano i resti di una cena parigina, rifacendomi casa e cambiando scenografie. In quella traversa di via Vigevano, lì dove il naviglio grande si nasconde sotto in fondo, proprio lì… la casa era piena di luce.
Ge
Comments Off 08.09.2006. 10:27
E’ una strana estate questa, la prima senza papà. Illuminato dai faretti pallidi della statua di San Rocco, Don Michele ricorda che è passato un anno da quando “il caro fratello Carlo è salito nel regno dei cieli”. In chiesa non siamo tanti. Mamma non ha voluto far fare neanche i manifesti e va bene così. Al funerale di papà c’erano un miliardo di persone: dovetti salutarle tutte. Stressante. Un po’ come dare una festa a casa, ricevere che so…50 persone, e sopportare con fierezza un’intera inutile serata di noia e nausea. Sorridendo.
Io e le mie sorelle ce la ridiamo quando Don Michele, a fine messa, invita tutti alla festa canora del quartiere. Lui sarà il protagonista assoluto: Showman delle anime pie, affollate sotto al palco per l’ultimo successo anni 80 di Toto Cutugno. Si vince anche un prosciutto.
Fischiettando ci dileguiamo uno alla volta, come da bambini.
La casa è vuota, le mie sorella non passeranno qui le vacanze. Io si. Rinuncio alla Sardegna e me ne sto con mamma. In fondo qui a Salerno ci sto bene. Il mare c’è, gli amici di sempre pure. Di certo d’estate non ci si annoia. L’importante è rilassarsi, cacciare via dal cervello quel dannato piano di lavoro che mi angoscia non poco. Eccheccazzo, mica ho dimenticato come si sta in vacanza?
Le estati delle persone adulte durano sempre troppo poco.
Il mare è blu, il cielo no. Ho di fronte il palcoscenico della spiaggia amalfitana dei Limoni e leggo ogni cosa che mi capita sotto mano, annoiato dal metro quadrato di barca che mi spetta. E’ una strana estate, l’ho detto io. Flavio Briatore, dopo aver sconfitto il cancro in neanche due giorni, giura di voler eliminare il superfluo dalla sua vita. Per questo motivo decide di guidare una protesta silenziosa ma efficace contro i provvedimenti del governatore Soru, colpevole di aver introdotto una supetassa per navigatori straricchi. Intanto, come immagini di repertorio Rai, al tg dicono che in Libano c’è la guerra. Quella vera.
Lascio dopo due anni stupidohotel.splinder.com . Da oggi ho questo nuovo spazio. Cercherò di migliorarlo con il tempo.
Sentivo di dover cambiare qualcosa.
Ge

Bridget Riley
Comments Off 05.09.2006. 18:54