E’ stato un colpo in testa, una botta improvvisa. Uno sgambetto maligno, un pugno in piena faccia.
E’ stata la febbre alta di quando ero bambino, l’incubo del risveglio agitato a cercare la voce di mamma, un ginocchio sbucciato, la messa della domenica, drammatica e apocalittica.
Un incontro può cambiare la vita in poche ore. Forse si. Per chi manda un sms dalla tangenziale di Torino solo per avere un conforto che tutta la vita le deve. Per chi ha trovato l’amore completo e adesso, in pochi metri quadri sul naviglio pavese, consuma la felicità. Per chi si arrampica in piena notte a cogliere ciliege, dandomi con poche parole la soluzione che cercavo alla mia disperazione.
Ed è la luna bianca sulla spiaggia di Palinuro. Il ricordo dei miei bellissimi 16 anni, l’assoluta sensazione che nessuno può ferirmi, neanche il temporale di questa mattina. E’ il muratore albanese qui di fronte che fischietta un motivetto popolare e allegro, è quella canzone da adolescente che anche oggi voglio ascoltare, epica ed evocatrice di tutto quello che conservo per me: muoia sotto un tram, più o meno tutto il mondo, esplodano le stelle esploda tutto questo. muoia quello che è altro da noi due, almeno per un poco, almeno per errore…Non so se era amore. Non lo so.Ho toccato giù in fondo l’amarezza del rifiuto, dopo notti bellissime che ricorderò sempre. Anche quando mi ha detto: “Non cambiare mai, resta qui a coccolarmi. Prometti di non cambiare mai”.Ho toccato giù in fondo l’amarezza del rifiuto, dopo notti bellissime che ricorderò sempre. Anche quando mi ha detto: “Non cambiare mai, resta qui a coccolarmi. Prometti di non cambiare mai”.Non so se era amore. Non lo so.
Ho toccato giù in fondo l’amarezza del rifiuto, dopo notti bellissime che ricorderò sempre. Anche quando mi ha detto: “Non cambiare mai, resta qui a coccolarmi. Prometti di non cambiare mai”..So che è stato un colpo in testa, una botta improvvisa. Uno sgambetto maligno, un pugno in piena faccia. So che è stata la febbre di quando ero bambino, l’incubo del risveglio agitato a cercare la voce di mamma, un ginocchio sbucciato, la messa della domenica, drammatica e apocalittica.
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Dan Colen