Archivio October, 2008
Koren Shadmi
Io ho una giacca di sinistra, la quale giacca indosso nelle occasioni sinistre.
Laddove serva apparire di sinistra per non essere minimizzati dagli sguardi severi (e sinistri).
Reading di opere prime. Vernici di opere mute. Commiati per le opere pie.
A Milano basta una giacca di velluto, una bici senza cambio e un tocco spettinato ai capelli che si confondono sconfinando nella barbetta furbescamente incolta, per essere sinistro.
Non serve altro. La città non chiede altro.
Altrove - invece - ahimè - certe etichette vanno guadagnate. Tanto che neanche la mia giacca di sinistra garantisce il successo.
Ero a Torino, martedì scorso, per lavoro non per diletto (non mi ha mai dilettato un granché Torino). Ero lì, ad uno dei tanti festival del cinema cittadini, con indosso ogni accortezza stilistica (giacchetta compresa) memore di altre esperienze piemontesi assai sinistre, eppure…
Eppure mi sentivo inadeguato. INADEGUATO. Tipo?
Tipo un’anoressica in una macelleria araba (come un elettore del PDL in una biblioteca?).
Tipo una massaia pugliese nella boutique Nespresso (come un brianzolo senza il suo Cayenne?).
Insomma più o meno come può sentirsi Papà Razzingher senza le sue scarpine rosse o la Ministra Prestigiacomo con un’idea precisa del suo incarico governativo.
Ecco, così io. Ogni volta che sono a Torino.
Inadeguato anche quando l’intera platea è esplosa in un applauso commosso per un certo tal tibetano apparso mesto e chino.
Mentre io cosideravo: basta che un qualsiasi tibetano faccia la sua apparizione in un qualsiasi luogo (che sia un teatro, una piazza, un talk show) che di botto ualà: tutti in piedi occhi lucidi ad applaudire. Fosse anche un delinquente, un farabutto.
E’ tibetano. Va applaudito.
Sfido chiunque a non farlo. L’ho fatto anch’io.
Ge
Comments Off 23.10.2008. 14:04

Youssef Nabil
Ogni buon campano è un buon camorrista. Nella testa, nei modi. Delinquente per dovere di appartenenza.
Sarà per via dei secoli d’oppressione e dominazione subita. Sarà per il fatto che là: dove la natura si esprime in meraviglia, l’essere umano misero e colpevole non sa tenere tanta bellezza. Sarà per tutta una serie di motivi che probabilmente non spiegano il perché. Fatto è che fin da piccoli noi campani viviamo un rapporto privilegiato con tutto ciò che è scorretto.
E nonostante combatta ogni giorno col mio innato senso della delinquenza, ammetto che delinquente lo sono anch’io.
Chiariamo. Non dico che altri siano meno delinquenti di noi. Vivere a Milano mi ha insegnato che per soldi e per sesso non c’è brav’uomo che tenga fermi i suoi sani principi.
Ma c’è una differenza fra chi è nato e cresciuto nell’illegalità, con la piena consapevolezza dell’illecito e chi invece, per necessità o ingordigia, commette nefandezze.
Ho imparato a distinguere le brave persone da chi, velato, bada ossessivamente soltanto alla propria soddisfazione.
E ormai diffido, fosse anche per pregiudizio, di chi si dedica anima e corpo agli altri, perseverando in una drammatica autocelebrazione. Di chi ama gli animali come si amano i figli.
Di chi non ride perché è nel dramma che si ritrova la compassione.
Noi campani siamo nati e cresciuti in un dramma vero e quotidiano. Per questo, e per tanto altro, a certe finte passioni non crediamo.
In una foto barocca da prima comunione, fra le ampie gonne a sbalzo delle donne ciccione, negli occhi lucenti di chi in petto porta una pistola, forse c’è un pezzo di ognuno di noi. Nelle corse e nelle rincorse su una spiaggia ammazzata dalla vergogna, nella musica sanguinante di certi cantanti di quartiere, forse resiste un pezzo di ognuno di noi.
Ge, nun s’ha saput scurdà de vas tuoje…te sonn senza durmì: si o’ cor suoje.
Comments Off 07.10.2008. 15:14