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Ge | flotteur
Archivio March, 2009

Sabato pomeriggio di primavera. Qualcuno aspetta un bambino. Ed io aspetto fermo immobile che la grassona al mio fianco finisca di slinguare il suo cono al caramello.
(C’è una percentuale talmente alta di persone obese in questo posto che sembra di essere stati catapultati diritti diritti in Messico).
L’amica Paola si scervella sul colore del passeggino ed io accarezzo l’idea di fare sgambetti così a casaccio, ragionando sull’eventualità nazista: chiunque mi capiti a tiro, la perdita non creerà gran danno, nè dolore.

Cattivo.

Mi sono sempre chiesto dove si nascondessero, ed oggi li ho stanati tutti.
Le percentuali di gradimento del nostro Governo parlano chiaro: due milanesi su tre apprezzano il baraccone mediatico e caciottaro del Cavaliere, eppure io ho sempre fatto una gran fatica a capire chi fossero sti due milanesi tanto sprovveduti.

Interrogativo.

Ed eccoli qui, passeggiare davanti a me. Non due ma duemila, di più.
Dopo Trezzo d’Adda, verso Bergamo, nei dintorni di Vimercate. In un centro commerciale col cielo dipinto turchese a nuvole pannose, il sabato pomeriggio l’intero Popolo della Libertà si riunisce e mangia il gelato. E guarda le vetrine di Baci&Abbracci e Miss Sixty. Si inebria di profumi al bergamotto, e carica i piccoli bimbi della libertà su gonfiabili a forma di drago o castello.

Sorpreso.

Occhi fissi al vuoto, sorrisi malmessi, piedi tirati a fatica. Libertà.
Eccoli qui, davanti a me: i responsabili del decadimento di questi ultimi mesi. E per i prossimi lunghissimi mesi. Tutti insieme, non c’è vergogna nei loro occhi. Noia, sfinimento, accidia. Ma non vergogna.

Tutti insieme fanno davvero paura.

Ge


Cédric Tanguy

Comments Off 31.03.2009. 17:21
Pubblicato in life contest

Joshua è brasiliano, ha più o meno quarant’annì e vive a Berlino da 13. Gestisce un posto su Oranienburger, poco prima della nuova sinagoga, nella parte settentrionale del Mitte. In questo posto dal nome rivoluzionario e mistico (cafè zapata) succedono delle cose belle, si incontrano delle persone talvolta tristi e smarrite, si discute anche di argomenti ormai vecchi. Eppure c’è vita. Come del resto in tanti posti di questa città.

Voi italiani avete forse sofferto poco, per questo ancora non sapete apprezzare la libertà, e ancora scegliete di essere guidati da un governo che vi limita e vi tiene in silenzio. Dopo il nazismo e 40 anni di divisione e cattiveria, noi tedeschi non permetteremo mai più a nessuno di privarci dei nostri diritti fondamentali“.

Non so se Berlino mi è piaciuta. Ancora devo capire. So che mi è piaciuto il cielo, la luce e certi colori.
Cinque giorni non bastano per capire. Ma forse non basterebbe un mese.
A Berlino ho respirato la libertà, quella concreta. Non un concetto smorzato ma un senso pratico di integrazione e rispetto, fatto forse di indifferenza, velocità, magari anche leggerezza, però un senso valido che ti fa sentire padrone della città che vivi, non ospite.

E sulla linea del metrò ho anche ascoltato della musica drammatica dal sapore mediorientale. Ho visto piangere una quindicenne forse tradita, perché tutte le quindicenni se tradite piangono lì dove le lacrime corrono via più veloci, e ammirato due eleganti signore in cappotto scuro e gioielli lucenti baciarsi all’uscita di un teatro, davanti ad un tassista turco annoiato, stanco e per nulla meravigliato.

Non ho sentito rumore. Anche lungo i viali sovietici ormai pieni di luce e sesso.
Non c’erano tramonti.

Ge

 

 

Comments Off 18.03.2009. 13:42