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Ge | flotteur
Archivio June, 2009
Pubblicato in certa passione

Ci sono notti che sembrano film. Che meglio di un film. Anzi, che nessuna trama forse potrebbe per bene narrare. 
Perché notti malandate, tristi ma euforiche. Notti col fiato corto. Notti lunghissime ad aspettare il mattino, sperando poi nella luce.
Notti che a ben guardare abbiamo anche già vissuto.

Ci sono notti che il mare non basta, neanche quel forte e acre odore di mare. Notti in cui Milano sembra lontanissima, e forse lo è davvero.
Perché notti di spiaggia, sabbiosa e lunga uguale. Notti con le mani sudate. Notti cortissime che è già mattino, e la luce non aiuta nessuno di noi.
Notti che a ben guardare non abbiamo mai vissuto.

E’ arrivato il temporale. Lo aspettavamo tutti.
Ha lavato via le macchie sulla pelle e reso lucenti le nostre t-shirt aderenti, verde acido (troppo acido) robotiche e sintetiche. E’ arrivato forte. Ha lavato la cenere fra i capelli crespi e  tolto ogni residuo di dolore ancora impigliato fra le dita dei piedi, adesso liberi di correre veloci verso l’estate.
E’ arrivato il temporale. Ed è stato grosso e scuro, violento e religioso. Accompagnato esso da un pianto lunghissimo e sincero, come sincero è questo intero anno, troppo liquido per poterlo vivere al meglio.

E’ arrivato il temporale, la scossa micidiale. Il cenno, un segno, quell’ultimo tormento.
Ge


Maurizio Bongiovanni

Comments Off 25.06.2009. 11:58
Pubblicato in certa passione

Attendo un temporale, la scossa micidiale. Attendo invano un cenno,un segno, un ultimo tormento.
Attendo l’implosione, la vera inquisizione. Attendo disperato che passi la ragione.
Mi pento e batto il petto.
Mi scuoto, e poi rifletto.
Dimentico e ramingo, ad ogni passo spinto, divento vinto, smunto, fantasma dell’assunto, unico, vero e sincero: l’amore.

Attendo la catarsi, la noia della metastasi. Attendo il terremoto, l’incudine sul fuoco.
Attendo quell’attesa che può donarmi vita. Un nuovo sentimento. Un altro lungo inferno. Il colpo sulle mani e poi lo stomaco domani. Al risveglio.

Attendo la visione, l’ansia, e la prigione. Incatenato al suolo, attendo quel frastuono.

Beato, lascivo, irrimediabilmente vivo.

Ge


Hernan Bas

Comments Off 15.06.2009. 16:24
Pubblicato in life contest

C’è una canzone che mi fa piangere, forse l’unica.
E’ un pezzo del 92, sanremese, italiano e piacione. Probabilmente scritto con il fine unico di far scendere la lacrima. Niente altro. E’ una canzone di Luca Barbarossa (ricordate? quello di via Margutta e del brano sulla giovane stuprata), il titolo: “Portami a Ballare“.

Ve la racconto, non vi costringo ad un ascolto melodico e italiano. Ve la racconto brevemente.
Un uomo adulto fra i 30 e i 40 anni parla a sua madre. Con tono arrendevole ma fiero le chiede scusa, per il poco tempo passato insieme; per la vita che li tiene distanti. In un crescendo di emozioni, la invita a ballare uno di quei balli antichi che nessuno sa fare più, a sciogliere i suoi capelli, a tornare ragazza per una sera soltanto. Le chiede della sua vita passata, di quando era giovane. Se i suoi sogni si sono realizzati. Le confessa poi che anche oggi - da uomo - si sente smarrito, a volte, come a volere un aiuto, un sostegno“.

Lo so, detta così non vi smuove l’anima. E lo so, se anche inserissi un link (anzi lo faccio: eccolo) probabilmente non avreste la mia stessa immediata, ridicola, smodata, infantile reazione. E’ puro accanimento emozionale. Personale e d’esperienza.

Era il 1992, finivo il Liceo. Non sapevo cosa fare della mia vita di allora, studente forzato. Volevo scappare e non l’ho fatto. Volevo essere un ragazzo dell’Europa e non l’ho fatto. Volevo ammazzare certe convinzioni, certi legami. E l’ho fatto soltanto dieci anni dopo.
E soltanto dieci anni dopo ho capito quanto “questa vita mi fa tremare”. E soltanto dieci anni dopo ho scoperto che se guardo indietro e mi vedo sfacciato e assente, duro e prepotente, rivedo mia madre bellissima e fiera, severa e giusta, come lo è ancora oggi.

Mi perdonerete. Ho scritto forse qualcosa di realmente patetico. Ma il pathos guida ormai la mia vita e ho un’età che mi permette di non averne paura.

Ge


Norbert Bisky

Comments Off 10.06.2009. 12:36