E’ bastata una settimana per tornare figlio.Legato dal sangue, dallo sguardo sempre severo.
E’ bastato davvero poco: qualche ora di treno, una valigia stracolma e tutta una serie di pregiudizi da abbattere.
Mia madre è una donna bellissima. Sincera. Volenterosa.
Con un unico vero difetto: non aver trasferito su di me tanti dei suoi pregi.
Non ho il suo senso del dovere, manco di programmazione. Molti mi giudicano un ottimo coordinatore, di spazi e di tempi, ma fingo: io brancolo.
Mia madre è com’era mio padre. Persone sicure. Mai impreparate. Una vita fatta di certezze: la casa in città, la casa al mare. lavori stabili, e oggi stabile pensionamento. Cura dei figli, ancora oggi come allora. Cura degli affetti, mai tralasciati.
Avere mia madre qui con me, nella mia nuova casa a Milano, mi ha reso fragile. Quasi impreparato.
Io non so una montagna di cose che lei sa. Io non so come risolvere certe piccole questioni che lei sa sempre come affrontare: una bolletta in ritardo; le riunioni condominiali; l’idraulico che alza il prezzo; o anche la spesa migliore al miglior prezzo.
Mia madre ha rivoluzionato gli armadi e i cassetti, ha rimescolato giacche e calzini. Adesso, lo ammetto, vestirmi ogni mattina è più facile.
Mia madre non perde la fastidiosa abitudine di sgridarmi se, appena rientrato dal lavoro, non tolgo le scarpe e mi metto comodo; ma soltanto lei è riuscita a togliere quell’orribile macchia bianca sul mio parquet.
Ed io la adoro.
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