Li chiamano uomini di colore ma il colore in realtà non c’è. Sono neri, non sono uomini colorati.
Vagano nel nostro meridione offrendosi per sopravvivere. E sopravvivono. Nascosti sotto le nostre grondaie, maledetti nei prati ampi e verdastri, rimpiccioliti nelle vecchie officine o nei capannoni umidi e sordi.
Si muovono in una continua migrazione che perfetta segue le stagioni. In primavera arrivano all’ombra del Vesuvio, la dove altri schiavi già vivono e si nascondono pericolosi, e piegano la schiena sui fili lunghissimi che reggono in piedi le piante di pomodori. Rossi.
A settembre spaccano le loro mani fra le vigne di Marsala, a novembre fra gli ulivi del Salento. In inverno inoltrato, invece, nel sud della Calabria raccolgono gli agrumi, quelli più succosi.
Sono schiavi, per il piacere del nostro vivere godereccio.
E gli schiavi, come la storia secolare insegna, arrivano poi ad essere padroni. Padroni del tempo e del futuro.
Ge

Daniel Eatock
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