“Last Chance Dance” di Matthew Cerletty
Divertissement: “attività mediante la quale si distoglie l’essere umano dagli affanni, procurandogli piacere“.
Una semplice definizione da vocabolario riesce a spiegare l’intera vita, mettendo insieme tutte le parole chiave che la compongono: essere umano, affanni e piacere. Ed è in questo continuo contrapporsi fra la fatica e il riposo, fra la sofferenza e il godimento, fra il dovere e il volere, che tutto si spiega.
Tra i banchi di scuola, fin da piccoli, inginocchiati sulle panche della Chiesa Madre. Fin da bambini ci viene detto che l’uomo si avvicina alla perfezione celeste se sopporta la fatica, se non cede lungo il cammino e se, nel deserto infiammato, non crede alle parole del serpente tentatore.
Ma la passione non conosce dovere. L’amore imprigionato nel senso del fare è “meno amore”. Ed anche il lavoro, se non lasciato alla volontà di evolvere e cambiare, ammazza l’anima, sottile come carta velina.
Ed impari che certi piaceri, affannati e sudati, non possono farti del male, se nel male non li consumi. E che certe improvvise ed agitate voglie da buio pesto, altro non sono che corse perdute verso la felicità.
Se vi hanno detto di dormire a mani giunte, di ridere sottovoce, di cercare in ogni modo la pietà e la compassionevole misericordia. Se siete cresciuti con l’ormai sicura ultima spiaggia che il paradiso saprà destinarvi alla pienezza assoluta dello spirito. Se.
Provate a considerare l’opportunità: tenervi buoni, in un angolo, ad aspettare la morte ed un giudizio che probabilmente arriverà solo da voi stessi.
Ge
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